Comunicato: chiusura di un progetto di accoglienza

La diaconia valdese è impegnata da molti anni in diversi progetti di accoglienza in diverse località delle valli e del pinerolese. Uno di questi progetti si sta concludendo in questi giorni e quindi vogliamo ricordare alcune tappe.

Nel 2017 furono avviati alcuni progetti di accoglienza in collaborazione con i Comuni del territorio che erano basati sul principio dell’accoglienza diffusa, di un modello che sviluppa la responsabilità individuale delle persone ed evita concentrazioni istituzionali poco utili alle persone accolte e poco tollerate dal territorio. Questo modello è stato smantellato dalla riforma dell’accoglienza, nel 2018, che non prevedeva più questa possibilità, diminuiva drasticamente i servizi di supporto e impediva ai beneficiari l’autogestione. A titolo esemplificativo le norme attuali vietano l’autoproduzione alimentare, che si traduce nella somministrazione passiva di cibi preconfezionati, obbligano all’utilizzo di posate usa e getta, così come delle lenzuola. Sono orientamenti diametralmente opposti a quanto da noi sempre sostenuto: la responsabilità individuale nelle piccole e grandi cose; l’integrazione nel territorio per l’acquisto dei generi alimentari; la preparazione all’inserimento nel mondo del lavoro; l’apprendimento dell’italiano. Per questi motivi la Diaconia Valdese non ha partecipato ai bandi di gara via via promossi dalle Prefetture con queste indicazioni.

Il progetto di accoglienza che, a seguito di numerose proroghe, si sta chiudendo solo in queste settimane era incardinato sul modello dell’accoglienza diffusa e con i nuovi bandi non avrebbe potuto continuare con le modalità in essere. Ora la Prefettura ha assegnato i posti agli enti che hanno partecipato al bando e ha cominciato a trasferire singoli e famiglie in altre sedi e in altri progetti. Per parte nostra abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per rendere questo passaggio meno traumatico e problematico possibile, promuovendo soluzioni alternative al trasferimento per persone che hanno trovato una collocazione lavorativa e per famiglie scolarizzate, ma siamo consapevoli che, malgrado i nostri sforzi, ci saranno alcuni cambiamenti che non saranno vissuti da tutti in modo positivo.

Anche se sappiamo che queste persone non sono né espulse, né messe “in strada”, ma trasferite ad altri percorsi di accoglienza, questo per noi è  un momento difficile, in particolare per gli operatori che in questi anni hanno lavorato accanto ai beneficiari del progetto. Sono logiche e modalità di intervento di difficile comprensione per un territorio in cui chiese, associazioni e singoli cittadini hanno sempre dimostrato attenzione, responsabilità e disponibilità all’inclusione sociale dei richiedenti asilo e rifugiati.

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