Traiettorie e transiti dei rifugiati alla frontiera di Ventimiglia

A Ventimiglia la Diaconia valdese è presente dall’estate del 2017 e si occupa, insieme ad altre organizzazioni, dell’assistenza ai rifugiati. Ha strutturato il servizio per rispondere al meglio alle esigenze che si manifestavano su quel territorio: nel 2015 Ventimiglia è stata la città del campo improvvisato sul greto del fiume, dei migranti sugli scogli.

Nel 2019 Ventimiglia è sempre un luogo di passaggio ma con traiettorie anche molto differenti. Uno dei compiti del team – composto da un coordinatore, un mediatore culturale e due operatori socio legali incaricati di dare le informazioni necessarie a orientarsi nella città e conoscere i propri diritti – è stato proprio quello di analizzare i flussi e il loro cambiamento per poter dare risposte sempre adeguate.

Come sono cambiati i transiti a Ventimiglia nell’arco di questi anni mentre cambiavano le politiche di accoglienza? Più che le quantità assolute di persone accolte che sono restate pressoché invariate sono cambiate le traiettorie geografiche e gli obiettivi dei rifugiati.

Ventimiglia è stato fin dall’inizio il luogo da cui passare per raggiungere la Francia o altri paesi europei provenendo dalla rotta Balcanica o per coloro che erano sbarcati in Italia provenendo da paesi del mediterraneo centrale. Il flusso era dunque prevalentemente di persone in uscita verso la Francia per raggiungere altri paesi d’Europa.

Dalla metà del 2018 e fino alla primavera del 2019 in conseguenza della politica dei porti chiusi e degli accordi con la Libia sono aumentati i migranti provenienti dai Balcani.

Verso la fine del 2018 per evitare i controlli alla frontiera di Ventimiglia i migranti hanno iniziato a partire da Torino, Milano, Genova, giungendo a Ventimiglia già sul treno o sui Flix Bus con destinazione Francia; era un tentativo di cambiare strategia per cercare di non farsi intercettare dalle forze dell’ordine che però non sempre ha avuto buon esito. Per questo dal gennaio 2019 il team mobile ha incontrato le persone soprattutto di rientro dalla Francia quando venivano bloccate dalla gendarmeria. Mediamente le persone che sono state incontrate erano 30-40 al giorno, con punte di 80-100 in alcuni giorni.

Tra le “traiettorie” va menzionata anche quella che da Ventimiglia, forzatamente, porta i migranti all’hotspot di Taranto. I migranti respinti dalla Francia e riammessi in territorio italiano, non in possesso di documenti validi per rimanere in Italia, vengono forzatamente caricati in un bus per essere deportati all’hotspot di Taranto, questo in attuazione della politica di “decompressione della città”.

Dal settembre 2018 è invece calato il numero complessivo del transiti ma è aumentato il numero di coloro che erano a Ventimiglia non tanto per passare la frontiera ma perché volevano richiedere protezione internazionale o volevano rinnovare i documenti. Insomma, anche il team si è trovato di fronte a bisogni diversi e ha ri-adattato il proprio intervento.

Nell’ultimo periodo il team si è trovato a far fronte alle conseguenze del “decreto sicurezza Salvini”, che ha reso particolarmente complicato il rinnovo dei permessi di soggiorno umanitari, se non in alcuni casi impossibile. Ciò ha creato una forte marginalità in persone che avevano già avviato un progetto di inclusione sociale e si ritrovano da un giorno all’altro per strada.

Tra l’aprile 2018 e il marzo 2019 sono state accolte dal Team mobile di Ventimiglia 1.197 persone pari a circa 105 persone al mese. Di queste: il 72% ha ricevuto assistenza individuale (788); il 37,5% ha ricevuto supporto in incontri di gruppo (409) e 68 persone sono state incontrate una seconda volta.

Negli ultimi due mesi (luglio e agosto 2019), nelle attività di progetto, gli operatori hanno intercettato 200 persone.

Stando all’esperienza di questi anni, quello che gli operatori si immaginano di vedere nei prossimi mesi, a meno che la Francia non decida di cessare i controlli alla frontiera, mettendo fine al periodo di sospensione dello spazio Shengen,  sarà un flusso continuo di persone provenienti dalla rotta balcanica e dagli sbarchi, che per forza di cose si riverserà sulla città.

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